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Come entrare al Berghain a Berlino

Facciata Berghain a Berlino

Berghain Berlino

Stavo scrollando l’homepage di Facebook allegramente appollaiata sulla tazza, impegnata nei miei doveri quotidiani. Scrollavo inesorabile, senza veramente leggere niente, come facciamo un po’ tutti, fino a quando qualcosa ha catturato la mia attenzione.

La sua facciata è inconfondibile. Un carcere abbandonato, ecco cosa sembra.

Decine di finestroni lunghi e sottili e un’entrata che non sembra far entrare da nessuna parte. Ciò che resta di un magazzino abbandonato di un tristissimo beigiolino spento.

Per non parlare della zona in cui si trova. Un’area residenziale non curata e nemmeno rassicurante, con erbacce ovunque e pozzanghere e fango garantite in inverno.

Per farla breve, lo definirei accogliente come l’ospedale di Shutter Island.

Di cosa sto parlando? Del Berghain ovviamente.

Se la parola Berghain non vi dice niente, sappiate che della scena techno berlinese ne sapete ben poco. Il che non è un grave problema, c’è sempre tempo per un buon indottrinamento.

Persino Wikipedia spende un paio di parole per questa discoteca, definendola “uno dei club underground più importanti al mondo”.

La rivista techno inglese “Dj Magazine” l’ha persino eletto “miglior club del mondo nel 2009″. Mica male amici miei.

Techno meme

Se cerchiamo informazioni nel vasto mondo del web, ecco alcuni degli incipit che troviamo:

  • Berghain, le sue dark room e la sua filosofia non sono per tutti…
  • La leggenda narra che al Berghain, il più celebre club di Berlino, entrare sia praticamente impossibile
  • Berghain, il club mitico ed esclusivo di Berlino in cui entri a fatica

C’è addirittura un’app che ti avvisa in tempo reale sulla fila all’entrata del club. Al momento piuttosto inutile, dato che non è ancora in grado di quantificarla. Ma già un “sì, c’è fila” o un “no, non ce n’è” può aiutare un titubante clubber a prendere la sua decisione per la serata.

Capodanno al Berghain

Ad ogni modo, torniamo a noi. Cosa diceva questo benedetto articolo su Facebook?

Per capodanno il Berghain ha organizzato un rave di 60 ore

Insomma, basta fare una botta di conti per capire che potete potenzialmente chiudervi dentro per 2 giorni e mezzo ed uscire senza capire se si tratta effettivamente del 2019, o se ci avete passato due anni.

Perché dentro è così. Non ci si rende conto appieno del tempo che passa, né della stranezza di ciò che succede.

60 ore di musica continua sono in realtà lo standard del club. Si entra il venerdì sera verso mezzanotte (quindi ormai sabato) e la musica continua fino al lunedì. Alcuni eventi iniziano persino giovedì sera.

Una volta dentro puoi entrare e uscire più o meno quando vuoi nell’arco del weekend, munito del pratico timbro sul polso. Oppure puoi dormire dentro, cullato dalle dolci note techno su comodi divanetti neri. Nessuno vi caccerà, a patto che non rompiate i coglioni.

Non siate molesti, non fate casino e non fate foto, per il resto, fate come se foste a casa vostra (nel senso più intimo del termine) – pare infatti non ci sia limite al comportamento umano all’interno del Berghain. Tanto meno al vestiario – o all’assenza di esso.

Ecco, Capodanno non sarà da meno. Si entra il primo gennaio all’una e si esce il 3, non propriamente rigenerati, col rischio di danneggiamento della retina per il ritrovato contatto con la luce del giorno.

Ma ne sarà valsa la pena? Certo. A prescindere dal vostro apprezzamento della line-up, se riusciste a entrare al Bergahin ne uscireste soddisfatti anche se suonassero il meglio di Celentano.

Perché? Perché entrare è praticamente IMPOSSIBILE.

Simula la tua entrata al Berghain

Ci sono decine di siti web in tutte le lingue del mondo che danno consigli su come vestirsi, atteggiarsi e presentarsi per superare i buttafuori del Berghain. Ma la verità non la sa nessuno.

C’è persino un simulatore che aiuta a far pratica. Si chiama Berghaintrainer.com e necessita l’accesso alla vostra webcam e microfono.

Simulando poi l’entrata al club vi verranno poste 3 domande, che stando alla descrizione del sito farebbe Sven Marquardt, il famoso bouncer del Berghain, pur non essendo lui l’uomo che appare nel video.

Comunque l’idea sembrava divertente, così ho voluto testarlo.

Simulazione Berghaintrainer.com

Ho provato il simulatore 3 volte, ma nessuna di queste mi ha dato la luce verde. Le 3 domande, più o meno mescolate, erano sempre molto simili:

  • Sei sola? Sai chi suona? Da dove vieni?
  • Sei sola? Sai chi suona? Hai intenzione di drogarti?
  • Sei già stata qui? Sai chi suona? Sei ubriaca?

Le prime due volte ho risposto correttamente a 1 domanda su 3 (ma non si sa quale). La terza invece non ne ho azzeccata nemmeno una.

Il che risulta alquanto strano, perché i vari siti guru su “come entrare al Berghain” affermano con certezza che non bisogna essere ubriachiintossicati e che è meglio essere da soli o in coppia, perché i gruppi vengono quasi sempre balzati.

Fatto sta che la Mara Maionchi del Berghaintrainer.com mi ha detto che per lei era NO.

Rimane da tenere in considerazione il fatto che suddetto simulatore (ammesso che funzioni) analizza anche l’atteggiamento e il linguaggio del corpo attraverso la webcam. Mi chiedo a questo punto se essere in felpa, struccata, con i capelli legati alla “Spera in Dio”- come dice mia madre – e occhiali da non-voglio-diventare-cieca-passando-ore-al-computer abbia inciso sulle mie chance di farcela.

Non lo saprò mai.

Berghain Berlino come entrare

Ci provano in molti a spiegare cosa dire e cosa fare per evitare il dietrofront e sfilare lungo la famosa “walk of shame” – la camminata della vergogna.

La vergogna di chi si sente dire di no senza un briciolo di spiegazione. Senza sapere dove ha sbagliato. Senza un minimo di incentivo a fare meglio. Al contrario, loro non vogliono vederti mai più.

Leggenda narra infatti che se non ce la fai una volta, non ce la farai mai. Perché lui, Sven, sotto quegli occhiali leggermente oscurati, piercing e facial tattoos, ha la memoria più estesa della galassia. Lui si ricorda se ti ha detto di no. E continuerà a dirtelo in perpetuum, usque ad finem, in aeternum – insomma, come si direbbe a Napoli – hadde a fa’ na croce nera!

Sven Marquardt - bouncer al Berghain di Berlino

La verità è che nessuno sa come si fa. Simulatori, blog, riviste, forum, possono dare i migliori consigli, cosa fare, cosa non fare, come essere sicuri di entrare e come essere sicuri di restare fuori, ma la verità è che mentono. TUTTI.

Come faccio a saperlo? Perché io sono entrata.

Come ho fatto non lo so e non so nemmeno come hanno fatto gli altri. In fila davanti a me ho visto persone apparentemente sfigate – ma non sfigatelle, proprio SSfigate con la S maiuscola e persino doppia – essere lasciate entrare, e ragazzi totalmente underground e atteggiati da techno clubbers d’esperienza essere mandati via.Vengo anch'io, no tu no

L’unica cosa su cui avevano ragione era il tasso di rimbalzo. Entrava una persona su 10. Forse 2…

Comunque bando alle ciance, vi racconto com’è andata.

Non si tratta di un vademecum, una lista di best practice o il ricettario dell’entrata al Berghain, su quello si sono già prodigati in tanti. Vi dirò semplicemente quello che ho fatto io che, evidentemente, per me ha funzionato.

Viaggio in solitaria a Berlino

Ho passato 4 giorni a Berlino per i fatti miei. Ho alloggiato in ostello (Plus Berlin Hostel & Hotel) e fatto amicizia con altri viaggiatori, ma la città me la sono girata per conto mio, stando ai miei ritmi, ai miei gusti e alle mie voglie, club compresi.

Avevo sentito parlare del Berghain, ovviamente sempre con termini altisonanti.

Il più esclusivo, il più trash, il migliore, il più dark, in poche parole il club dove vogliono entrare tutti, anche solo per curiosità.

Ho iniziato quindi a informarmi su come fare. Dopo aver letto 3 blog che riportavano tutti gli stessi consigli mi ero già rotta i coglioni: vèstiti di nero, non ridere, non essere ubriaco, non essere in gruppo, se sei gay è meglio, non sembrare piccolo, non fare casino.

Mi sono iniziata a chiedere se respirare fosse ammesso.

Ho cominciato poi a discuterne con i compagni di camerata in ostello. Uno di loro a quanto pare ci era riuscito.

Credergli non era così difficile, sembrava un vichingo. Non uno qualunque, il Techno Vichingo! Che con la sua marcia techno alla Fuckparade di Berlino del 2000 regna da quasi vent’anni sui meme e le gif di tutto il mondo.

Technoviking censurato

Di recente ho scoperto che sono stati presi provvedimenti legali contro il regista del famoso filmato quindi, nonostante la sua immagine sia ancora ampiamente presente sul web, mi limito a riportare la sua silhouette, comunque di egual popolarità.

Il sosia del vichingo si chiamava Brian e credeva in me. Diceva che sarei entrata.

Tutti gli altri no, mi guardavano e si mettevano a ridere.

Sii tranquilla e sorridente

Ormai ero diventata lo zimbello dell’ostello. Sapevano tutti che ci avrei provato, dagli ospiti ai receptionist, dai camerieri ai baristi, e si scommetteva su di me.

Effettivamente ho sempre dimostrato dai 5 agli 8 anni in meno. Avendone 25 all’epoca, dimostrarne meno di 18 sicuramente non avrebbe aiutato.

Contattai un amico che viveva a Berlino, abbastanza avvezzo alle serate techno, e gli chiesi suggerimenti per entrare al Berghain.

Il suo consiglio fu il seguente:

Sii tranquilla, sorridente, sicura di te e soprattutto SOBRIA! O almeno dai l’aria di esserlo.

Ok, ce l’avrei potuta fare. Tranquilla forse non lo sarei stata, ma avrei potuto sembrarlo. Per fortuna sono nata sorridendo e per sfortuna sono (o almeno sembro) molto sicura di me. Sul sobria no problem, se fossi entrata ci avrei pensato dentro a brindare.

Non ha nominato il nero, ma l’hanno nominato tutti gli altri, quindi per non sfidare troppo il destino, ho deciso che nero sarebbe stato.

Berghain: dress code e preparazione

Abbigliamento: maxi felpa nera, collant neri, scarponcini neri, giubbotto mimetico… ahimè non mi ero portata un giubbotto nero, ma l’ho tenuto bene aperto, per far vedere che sotto il nero abbondava.

Make up: matita nera e mascara nero. Non uso fard, terra, contouring (non penso nemmeno di saper definire cosa sia, ma ho letto questo termine da qualche parte), quindi a parte il bordo occhi, il viso era completamente bianco.

Capelli: biondi (tinti) lisci sciolti, con mezza testa rasata.

Qualcuno ha azzardato scommettere sulla mia vittoria solo grazie alla mia capigliatura, che ci tengo a sottolineare non fu arrangiata per l’occasione, ma mi accompagnava ovunque ormai da 5 anni.

Ero pronta.

Che ci fossi riuscita o meno non avrebbe importato. Dire di essere stata rimbalzata al Berghain suonava epico comunque. Ero tra gli impavidi eroi che ci avevano provato e se non fossi riuscita nell’impresa avrei lo stesso camminato a testa alta la “walk of shame”.

E’ ora di andare a ballare

Verso le 23:45 di venerdì sera mi diressi verso il Berghain. Per fortuna si trattava di una decina di minuti a piedi dall’ostello, attraverso un quartiere silenzioso, buio e leggermente inquietante. Ma non mi avrebbe fermato niente e nessuno.

Arrivai sul luogo che Google Maps indicava essere il famigerato club, con tanto di foto scattate in passato della fila più famosa del mondo. Peccato però che in fila, quella vera, non ci fosse nessuno.

Ad essere onesta manco si capiva dove fosse l’entrata.

Dopo aver infatti provato ad entrare in un club per soli uomini sul lato sbagliato dell’edificio, constatai che il Berghain non era ancora aperto, e la gente che pascolava (falsamente) disinvolta nella zona stava solo aspettando l’uscita scenografica di Sven, per gettarsi in coda davanti al portone.

Feci come loro. Mi tenni nei paraggi con la situazione sotto controllo, fingendo di cazzeggiare sul telefono, finché scoccò la mezzanotte. Passarono pochi minuti e finalmente la porta si aprì. Una porta che in qualsiasi altro momento del giorno avrei pensato portasse a un tugurio abbandonato.

Eccolo lì, in tutta la sua fierezza e cazzutaggine, “L’uomo più temuto di Berlino” come avevo letto sull’n-esimo sito. Sven.

Non feci in tempo ad accorgermene che una cinquantina di persone si era già piazzata in fila, lungo le transenne di ferro. Non mi rimaneva che imitarle.


Come convincere Sven

Ci misi circa un quarto d’ora a raggiungere la zona calda, la agognata pole position, il Santo Graal.

Dietro di me la serpentina di gente era diventata chilometrica (o quasi) con ragazzi e ragazze delle più svariate nazionalità.

Chi vestito di nero e anfibi ai piedi, chi con abiti di paillettes e tacchi a spillo (chissà quali blog avevano letto questi); chi ultra 40enne e chi a mala pena maggiorenne; chi agitato e silenzioso, chi spavaldo e schiamazzante.

Sulle ultime 10 persone rimaste davanti a me ne entrarono 2, chiaramente le più improbabili. In barba a tutti i blog navigati di musica techno, riuscirono a entrare due ragazzini smilzi, dall’aria più da instancabili pippaioli che instancabili clubber.

Era una strage.

Sven era affiancato da un altro bouncer, dall’aria un po’ più classica, col giubbottone da buttafuori, auricolare e aria da picchiaduro alla ‘The Rock’.

Non vidi Sven proferire parola. Se ne stava lì coi suoi occhiali, i suoi piercing e i suoi tatuaggi, con la faccia incarognita di un pitbull. Lui faceva cenni con la testa, l’altro faceva le domande.Line up Berghain

Mi ero imparata a memoria la line-up, in quanto era un altro dei consigli letti su internet. Per paura di dimenticarla l’avevo persino impostata come blocco schermo e la controllavo nervosamente ogni 3 minuti.

Anche il simulatore provato poco fa chiedeva imperterrito se sapessi chi suonava. La verità è che al Berghain, quello vero, non l’ho sentito chiedere a nessuno. Questione di casualità? Mah…

Tra le altre dritte del decalogo del bravo Berghainer c’era anche parlare tedesco. Speravo che i capelli rasati avrebbero mascherato questa mia lacuna linguistica. 4 giorni per imparare il crucco non mi sembravano sufficienti.

Per fortuna però, non solo le mie conoscenze musicali, ma nemmeno il mio tedesco fu testato.

E’ arrivato il mio turno

Sembravo calma, ma dentro ero terrorizzata. Improvvisamente entrare in quel club era diventata la cosa più importante della mia vita.

Analizzando il tutto, che razza di figa sarei diventata? Io ero entrata al Berghain. Me la sarei tirata in eterno.

Il gruppetto davanti a me fu rimbalzato. E te pareva!

Nessuno dei due buttafuori aveva aperto bocca. Sven aveva negato con la testa e loro se l’erano dovuta filare. Fine.

Ora toccava a me. Mi presentai dicendo “one”, imitando quelli che erano caduti prima di me in questa guerra: ognuno si presentava dicendo il numero dei componenti della combriccola.

Sven mi fissava in silenzio, con sguardo inquisitorio. Io sostenevo lo sguardo ma senza spavalderia, con un cenno di sorriso e le mani in tasca, per sembrare (a discapito del vero) a mio agio.

Lui non disse niente, ma non fece nemmeno cenno di no. L’altro tizio mi fece una sola domanda (in inglese):

“How old are you?”

“Twenty-five”

Sven non si mosse, l’altro tipo invece fece un lieve cenno con la testa verso l’entrata.

Ci misi un paio di secondi a capirne il significato. Non sono sicura di quale espressione abbia preso forma sul mio viso, probabilmente una molto incredula.

Cazzo, era un sì!

Mi domandai se fosse il caso di chiedergli se erano sicuri, ma grazie al cielo il filtro tra cervello e bocca per una volta funzionò. Sorrisi in silenzio e mi fiondai dentro, prima che cambiassero idea. Ce l’avevo fatta.

Ebbene sì signori, non so quale sia il numero di persone che riesce ad entrare al Berghain rapportato alla quantità di gente che ci prova, ma io sono una di quelle.

Timbro entrata Berghain

Timbro dell’entrata al Berghain

Entrare al Berghain ti cambia la vita?

Cambiò la mia vita e/o reputazione essere entrata? No, anche perché è un aneddoto difficile da far saltar fuori in una qualsiasi conversazione, sopratutto con chi la techno non la mastica molto.

“Sai Jess, mi sono rifatta le unghie. Queste durano un mese, sono validissime!”

“Ah sì?! Io invece sono riuscita a entrare al Berghain!

Capite? Non ci sta. Io comunque sono contenta lo stesso ed è un’esperienza che mi porterò sempre dentro, di cui senz’altro (non) racconterò ai miei figli.

Cosa vidi varcando la soglia del Berghain? Beh, questa è un’altra storia 😉


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